Opposizione corporativa

L’editoriale del Foglio di ieri è perfetto, tranne per un dettaglio. A bloccare per cinque anni un governo eletto su una piattaforma liberista non è stata un’opposizione corporativa. E’ stata, come appare chiaro dalle reazioni di questi giorni, particolarmente (ma non solo) di Alleanza Nazionale, una maggioranza corporativa. (E una fatale irresolutezza del leader)

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9 risposte a Opposizione corporativa

  1. anonimo ha detto:

    AN, pezzi dell’UDC e la Lega Nord, sono partiti che si potrebbero definire reazionari. Il caimano si è lasciato ingabbiare per cinque anni…

    Bravo quindi Bersani (che aspetto però alla prova del fuoco delle banche e delle telecomunicazioni) che, in una maggioranza altrettanto reazionaria (PdCI, PRC, UDEUR, Verdi, correntone DS) è riuscito a portare un po’ di Smith in Italia.

  2. typesetter ha detto:

    Caro anomino, nel complesso direi che le forze più reazionarie della vecchia maggioranza non siano esatamente AN (e io non sono come dire, granché vicina ad Allenaza Nazionale) ma che lo è sicuramente Forza Italia in quanto emanazione diretta di Berlusconi. Quanto al fatto che il PRC o i verdi siano forze reazionarie ti rinvio al dizionario (sai quel librone con tutte le parole spiegate): cercaci le definizioni di “reazionario” e “riformista”. Le miniriforme di Bersani, poi, non sono smithiane ma puramente di buon senso e anticorporative. Direi socialdemocratiche e vagamente keynesiane nel senso che tendono all’ampliamento tanto dell’accesso ai servizi quanto dell’occupazione. In nessuna delle riforme c’è alcun senso smitihiano, neoclassico e neoliberista di riduzione del ruolo dello stato. Per fortuna.

  3. anonimo ha detto:

    Oops, non mi sono firmato (bebop).
    L’insulto del dizionario non lo considero nemmeno. La categoria dei codini si applica molto meglio a Pecoraro Scanio che a Della Vedova.
    Pezzi di Forza Italia e dei DS sono molto più riformisti di partiti che si dicono tali…
    Le misure di Bersani sono smithiane nel senso che introducono più mercato (vedi il caso della vendita dei farmaci “da banco” nei supermercati). Non sono misure che possono essere classificate come neoclassiche o keynesiane…non vi è né un avanzamento né un arretramento del ruolo dello stato. Ecco tutto.

  4. typesetter ha detto:

    Allora, ti invito a cercare sul dizionario la parola “riformista” di nuovo, Non è un insulto è che “riformismo” ha uns enso ben preciso. Non vuloe dire “fare delle riforme a pene di segugio”. Il riformismo è una corrente marxista che prevede l’istituzione del socialismo scientifico per mezzo non già della rivoluzione bensì di riforme mirate. Decisamente due partiti uno antimarxista per vocazione e l’altro che, nella sua corrente principale ha voltato le spalle a Marx non possono in nessun caso dirsi riformisti.

  5. anonimo ha detto:

    io aggiungerei anche una classe politica incompetente, si guardino anche i vari yesmen in FI, senza contare la sua fazione “socialista” della quale io mi sbararrezei oggi stesso.

    saluti, aa.

  6. anonimo ha detto:

    Per typesetter: se credi che il giornale “Il riformista” si ispiri al marxismo significa che la parola ha conservato in italiano il significato storico che aveva, e che giustamente ricordavi (e allora hai ragione). Se invece pensi che “Il Riformista” abbia un’ispirazione più da Labour o da democrats, allora credo tu debba riconoscere che il termine ha assunto in Italiano un significato diverso (cioè quello di un liberismo “di sinistra”).

  7. anonimo ha detto:

    (scusate, era ancora bebop)
    P.S. d’accordo completamente con aa. Ma la classe dirigente si forma nelle scuole, premiando il merito. E questo in Italia non accade.
    Si prenda il governo francese e ci si chieda quanti ministri NON hanno fatto l’ENA, l’X, l’ECP, Mines, eccetera. Poi si guardi da noi: almeno tre ministri non laureati, qualche ministro che parla male l’Italiano, eccetera. E purtroppo non è una questione di parte politica, perché il dentista (e ministro, purtroppo) di prima non era certo più preparato…

  8. anonimo ha detto:

    Non esageriamo. Nei posti di rilievo di QUESTO governo c’è anche gente che si è formata alla SSSUP S.Anna e alla Normale e in queste scuole se ne studia di Politica.

  9. anonimo ha detto:

    Ah, è per questo che al ministero della Giustizia il ministo è un giornalista. Un laureato in Filosofia è ministro dello Sviluppo Economico, un medico è ministro dell’Istruzione, una laureata in lingue è ministro del Commercio Internazionale.
    Non infierirò coll’ex magistrato…

    bebop
    P.S. li valuterò per quello che faranno, non dite però che si è scelto in base alla competenza delle singole persone.
    P.P.S. per onestà intellettuale si deve dire (e infatti lo dico) che nei ministeri importanti (Esteri, Interno, Economia) ci sono politici e tecnici di ottimo livello (a parte gli scivoloni dalemiani sull’equivicinanza).

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